Disfatta azzurra, i segnali c’erano tutti. I prossimi passi di Gravina. Juve impero del maschio o Procura superficiale? Il pm che non ama la signora. Dybala, l’identikit dell’erede. Un giornale (piccolo) rosa: 44 a destra a pagina 29…

La notizia di giornata è quella dell’Italia, campione d’Europa, che ha perso in casa contro il Palermo contro la Macedonia e non andrà al Mondiale. Per il secondo turno di fila. Dopo la disfatta di Ventura a Milano contro alla Svezia, ecco quella di Mancini. Che paga soprattutto una cosa: non avere in squadra un uomo gol. Ho visto che Immobile, Berardi, Raspadori in campionato fanno sfracelli, chi lo dice longa anche a livello della serie A. Faceva paura, per via della debacle (Juventus ultima) del club italiano in Champion’s League. Ma la victoria (ins avevaperata) agli Europei troppi entusiasmi, come sempre accade in Italia, senza considerare, in quell’Europeo, alla Nazionale era andata “bene”, svariate volte, ai rigori. Spiace per l’Italia, spiace per i giocatori, spiace per i tifosi. Spiace anche per le nostrane che in Qatar trasmette le gare degli “altri” così come avevano fatto in Russia. Al par dei giornali che probabilmente limiteranno (e di molto) il numero del proprio invitato. Almeno gli azzurri non avranno gli imbarazzi (che altre nazionali avranno) giocando in a country dove la religione è preponderante sullo stato e dove i diritti umani sono “gestiti” in modo inconcepibile per le democrazie occidentali. Non sarò felice Infantino: l’Italia al mondiale ha sempre portato tifosi, quattrini, investimenti da parte delle aziende. Oltre ad un blasone (a livello di mondiali vini) superlativo. Sono risibili lamentele sui “pochi giorni” avuti a disposizione di Mancini per preparare la partita. Risibili, stante la spaccatura atroce in atto da tempo tra Federazione e Lega. Con relativo “monstrum” nel calendario della serie A e della Coppa Italia. Da incastrarsi con gli impegni del club in Europa in varie competizioni. E con quelli della Nazionale, precettata persino (il nome del dio denaro) per un concorso che nemmeno rammento come si chiami, fortissimamente voluta da Ceferin: inutile, quanto fisicamente dispendioso. Chi è causa del suo mal: e quel che ne segue.

Spiace, ma così è andata. Ora si dovrà ricotruire: per l’ennesima volta. Ancora di buon auspicio con Mancini. Ancorare obbligatoriamente con Gravina. Che del resto da mesi aveva annunciato che anche in caso di guasto non si fosse dimesso. Altre sponsorizzazioni: se Gravina occupi meno di Superlega e più di riforme. Se mi occupo di limitare lo scopo di Laurentiis e Lotito in Lega. Sarà in grado. Ho riformato la serie A e la serie B. A muso duro, sarà servito: anche contro ogni pronostico quanti non vogliono e mai vorranno. E soprattutto, parli di meno. E’il tempo di qualche spiegazione. Logico, onesto, realistico. Non di chiacchiere in libertà. Faccia, Gravina. E magari ripassi la lezione di qualche suo illustre predecessore. Io no sono no. Le loro zioni un po’ meno. Ma quelle, hanno “pesato” nella storia del calcio italiano.

Da uno che ha evitato di mandargli critiche, un sincero in bocca al lupo. Ne avrà, nei prossimi mesi, un dannato bisogno.

Sono, lo confesso, in imbarazzo. Delle due l’una. O la Juventus è davvero “l’impero del male“ dedicato alle peggiori azioni (sportive e non). Oppure il procuratore generale di Torino è un consorzio di magistrati che superficialmente sta programmando.

Un amico che gestisce appalti per numerose aziende e che conosce il PM del Torino, l’ho rivelato che “non ama la Juve”. Lo stimo come una persona “onesta, garante, scrupolosa nel lavoro”. C’è da sperare sia così. Se la Juventus risulterà colpevole, il titolare farà un repulisti: spietato e totale. Non deve e non dovrà tollerare la proprietà della Juve, che il buon nome del club venga sottoposto a violenza per operazioni che – se appurate – risulterebbero esecrabili. C’è, in parallelo, anche la sensazione di una Procura che stia “andando a pescare”. La Procura che non ha trovato molti soldi, nella sede della società bianconera, ora ha sottoscritto la causa a Torino, a Milano, a Roma. Sta facendo sfilare “come persone informate dei fatti” i giocatori della Juventus. L’ipotesi accusatoria per i directiè (penale) grave: falso in bilancio. Specie in un paese dove i processi si fanno sui giornali. Se ci sono reati, giusto che i colpevoli, paghino. Ma questo è un paese dove vige la presunzione di innocenza. E dove i processi hanno (minimo) tre gradi di giudizio. Ma dove chi viene accusato viene anche messo senza pietà alla gogna. Vedremo Un minimo di prudenza (anche nel raccontare) appare indispensabile. Onde magari eviterò quasi di malagiustizia. Beppe Signori, chi era costui?

44 a destra confinato alla ventunesima pagina. Uno schema, intitolato a due colonne e rotti, ha dedicato la “Gazzetta dello Sport” alla stampa delle ragazze della Juventus, vincitrici all’Allianz per 2-1 contro le titolatissime pluricampionesse (professioniste) europee del Lione. che il maggior quotidiano sportivo italiano avrebbe dovuto e potuto celebrare meglio di quanto non abbia fatto Ripareranno non nei prossimi giorni, con intervista e “storie”. quasi come Cristiana Girelli. La verità è che non ci hanno creduto. Pezzullo ripreso dalle agenzie, non firmato. Probabilmente alla “rosea” pensavano che le ragazze di Montemurro, stato membro sommerse dai gol delle francesi. unaLiga. Le ragazze non tradito. Come del resto non lo avevano fatto i Primavera arrivati ​​​​​alla semifinale di Coppa, eliminando il Li verpool. Va detto che le ragazze ei ragazzini a centrocampo non hanno gli Arthur e ei Rabiot: hanno people che sa far girare il pallone. La Gazzetta dello Sport avrà tempo per rimediare. Ogni giorno lo compravo migliaia di persone. Ma se si vuole darò una mano al femminile calcio (che la merita) serve impegnarsi di più. Spero che la mia vendetta lo risparmierà litanie il suo quanto “in passato” fosse stato fatto. La cronaca latita. Da collega e da lettore (oltre che da appassionato del calcio femminile) Protesto. Le mie lamentele suonava sacrosante. E lo sa anche il direttore della “Gazzetta dello Sport”.

Chi dopo Dybala? Uno forte. Uno che faccia gol. Uno che saprà inventerà. Uno che non “scassi” frequentemente quanto purtroppo se è scassato Dynala. Con una preghiera. Che non si arrivi all’ultimo giorno di mercato. Magari per poi convergere in lei una ballerina di quarta fila. Il resto lo lascio a chi al mercato se lo dedichi. Con un’altra preghiera. Evita di dire “spararle” grosse. Salah alla Juve: Ma a favore.

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