“Il pallavolo e la tristezza a tavola”

La schiacciatrice della Savino Del Bene Scandicci si racconta. Dal recupero post partita alle esperienze di vita in Russia e Indonesia: “Mi sono sentita venerata”

Pietro Razzini

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pedro78pr

Ha girato il mondo, poi, è tornata nella sua Toscana. E proprio chi ha aggiunto un’altra coppa in bacheca. Veronica Angeloni, schiacciatrice della Savino Del Bene Scandicci, ha festeggiato che mercoledì sarà la conquista della Challenge Cup. Il 3-0 ottenuto nella gara di ritorno con contra Tenerife ha dato la via ai festeggiamenti per la pallavolista che ha una ragione in più per esultare: “ Si tratta ha dato un successo importantissimo. Sia per me che per la squadra. Da un punto di vista personale, sono sicuro di non essere più un’esordiente: non tante volte sono ancora qui per vincere. Era la mia terza Challenge Cup in carriera e sono davvero felice di vederla conquistata con questo gruppo”.

Era un obiettivo di scena? E, più in generale, lei si mette degli obiettivi a inizio stagione?

“Noi sportivi viviamo di raggiungere gli obiettivi. Il trofeo europeo è stato uno di quelli che il mio ero prefissata. Era il primo, in senso temporale. La mia soddisfazione è condivisa con la società che voleva, con tutto il cuore, mettere una coppa in bacheca”.

Come si sviluppa la sua settimana di lavoro?

“Abbiamo tutto programmato: allenamento, lezione e video. Dipende dal numero del garage a cui ci rivolgiamo. Negli ultimi due mesi, con l’infrasettimanale, abbiamo dovuto gestire ache le trasferte dando un valore maggiore al recupero”.

Aspetto non di poco conto.

“Ho fatto un semplice esempio: a volte a fine giornata partivamo da Tenerife alle 8 del mattino e arrivavamo a casa alle 21. Ecco che, in questo rispondo, diventa fondamentale sfruttare tutti i mezzi possibili per ritrovare velocemente. Dare fisioterapia al recupero attivo”.

Anche l’alimentazione ha un peso?

“Negli ultimi tre anni ho avuto la fortuna di lavorare con due professionisti eccellenti: con Marco Ballerini a Perugia e Christian Petri a Scandicci ho imparato il valore della corretta alimentazione. Ho capito quali alimenti mi aiutano a riposare meglio e quali mi servono per avere più energia”.

Pregate chi mangia se fa un gesto?

“Gli amici che invito a casa a cena ripetono sempre: “Che tristezza”. Riso integrale, pollo, bresaola, acqua naturale: io sto bene così. Seminerò un cibo ripetitivo che è ciò che serve al mio corpo. Adesso sento il mio corpo fisico più asciutto ed esplosivo. Capisco bene Cristiano Ronaldo e Filippo Inzaghi: è il giusto percorso da fare per un atleta”.

Il volley gli ha regalato tante diverse esperienze di vita. Quanto è utile lo stato per all’estero?

“Stabilirsi per un lungo periodo di tempo in realtà così diversità dalla nostra, è la forma più veloce per maturare. Soprattutto quando mi confronto con una cultura che non è simile a quella italiana, come ha successo quando faccio parte dello Zareč’e Odincovo in Russa e del Gresik Petrokimia in Indonesiana”.

Cosa se provi ad essere una straniera in squadra?

“Varia a seconda della nazione in cui ci si trasferisce: la traniera in Russia è rispettata ma messa sotto la lente della grandezza. Nella loro ottica si esta togliendo il posto a connazionale e, quindi, bisogna fare la differenza. C’è molta concorrenza. In Indonesia se è quasi venerati: mi hanno trattata con un’ attenzione addirittura esagerata”.

Indipendentemente da dove suoni, il pubblico sugli spalti influenza la tua performance?

“Sono una persona molto emotiva. Ma lavoro sodo per trasformare questa emozione in qualcosa di positivo. Nuovo reportage delle prove di fine della Challenge Cup. A Tenerife abbiamo giocato in uno splendido palazzetto con un pubblico chiassoso: io mi sentivo contenta di poter essere protagonista in quel momento. Sono le sensazioni per cui un’atleta sceglie questo percorso”.

E alla fine dell’impegno agonistico, c’è il raggiungimento dell’obiettivo.

“C’è una grande disfazione rendere felici i nostri tifosi. Lo vedevo sui loro volti e lo leggevo nei loro occhi. Ci si perva tanto durante l’arco di una estagione por ottenere dei risultati. Ho sacrificato bene i miei obiettivi, ho specificato che guardo ancora la squadra, lo staff e la società e soprattutto i nostri sostenitori”.

Poi arriva l’estate: relax o sport?

“Non stacco del tutto perché mi sento bene quando mi muovo. Nei mesi caldi mi sposto a Massa ea Forte dei Marmi dalla mia famiglia. Sono in forma con Simone Lorieri, l’allenatore con cui sono alleno due o tre volte a settemana”.

No si ferma proprio mai?

“Racconto questo aneddoto per far capire meglio il concetto: l’anno scorso sono stata in vacanza a Mykonos con un’amica. Cosa ho messo subito in valigia? Le scarpe da ginnastica. Ogni giorno facevamo passeggiate di buon passo su e giù per l’isola”.

Sicuramente non aveva ai piedi delle scarpe da ginnastica nel 2014 sul paco dell’Ariston: come si gestisce lo stress in occasione così lontane dal proprio habitat naturale?

“La risposta sarebbe giusta: “Non lo so” – afferma ridendo- Per la prima volta nella mia vita, al Festival di Sanremo, la mia sensazione si è completamente bloccata: pensavo di uscire dagli schemi. Avevo le gambe che tremavano in maniera visibile al punto che Luciana Littizzetto è venuta da me ad accarezzarmi e rassicurarmi”.

Ebbene, nel 2017, l’esperienza al Grande Fratello Vip: l’evento che può portare allo sport è quello del rapporto con gli altri componenti di un gruppo.

“Il GF Vip è stata un’esperienza che rifarei non nostante non conoscessi le dinamiche del mondo dello spettacolo. Per educazione sportiva, ho delle abitudini consolidarsi, anche nella gestione del rapporto con l’altro. In tv, invece, occorre trovare la motivazione per fareilleur”.

Tutto diverso alla vita nello spogliatoio.

“Lo spogliatoio deve essere un luogo felice, di relax, di sicurezza, di confronto. Si è faccia a faccia con lui persone con cui se vive la maggior parte del proprio tempo. Più che con la famiglia. Più che con il fidanzato. Per ottenere risultati è indispensabile che ci sia bel clima. È giusto lavorare sodo ma bisogna trovare anche dei momenti di svago”.

Qual è il modo in cui ti avvicini al gruppo?

“Molti mi consiglio una donna-spogliatoio. Adoro il tasso di gruppo. Cerco di sdrammatizzare quando c’è un momento di tensione, ho incontrato la musica per creare il giusto mood, l’ho aiutato con i piccoli oi grandi drammi quotidiani: dare la domanda e amare tutte le situazioni più banali. Forse anche per questo ho scelto psicologia come facoltà universitaria”.



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