Stefano Sardara: “Dinamo feroce di stare tra le grandi”

Domenica si rinnova l’infinita sfida con l’Olimpia Milano. Il presidente: «Che bella riavere il palazzetto pieno»

SASSARI. Luci al PalaSerradimigni e porte aperte nel giorno della sfida più attesa, quella che mette di fronte due delle sole tre squadre che dal 2010 si sono affrontate sempre. Perché solo loro, Dinamo Sassari e Olimpia Milano, insieme alla Vuelle Pesaro, in tutto questo tempo sono rimaste stabilmente nella massima serie. Domenica alle 17, nel giorno in cui i palasport italiani torneranno ad ospitare, dopo una vita, tifosi e appassionati per il cento per cento della capienza, a Sassari arriva la corazzata guidata da Ettore Messina.

Sempre presente. «Suona strano – dice il presidente bianco Stefano Sardara –, suona davvero strano penserò che solo noi e altre due squadre siamo sempre stati qua e in generale non è un bene: se c’è tutto questo turn significa che il sistema non è sano e c’è qualcosa che dà sistema. Per noi invece suona bene eccome: stare 12 anni in serie A e starci a questi livelli è qualcosa di eccezionale, ne siamo molto fieri. Non sempre abbiamo fatto quello che voleva, ma in certi quasi siamo andati al di sopra delle aspettative. Insomma, è stata una bella galoppata».

«Ma la vera vittoria – aggiunge Sardara – per me che sono un sognatore con i piedi ancorati a terra, resta la stabilità della società. Va in questo senso ancor prima dell’arrivo di Francesco: è un CFO, un direttore finanziario che gestisce e conta in una società che fa film da milioni di euro, dialoga con noi gli sembrerà a gioco. Ci darò una grossa mano per sviluppare i nostri progetti».

L’intero palazzo. Infine, Domenica tornerà a tutta la testa del palazzetto. A toccasana da tutti i punti di vista. “Sono felice di essere capitato in occasione di una partita molto importante – dice il presidente della Dinamo –, perché sono lontano dal palazzo con tanta gente. La situazione che stiamo affrontando è stata complicata dal punto di vista mentale, le persone sono in ogni modo disabituate. Se amo stati bravi a guardare lo sport in tv o sullo smartphone, posso viverlo dal vivo con un sapore completamente diverso. Noi, come le altre società, abbiamo adottato i tutti i sistemi di sicurezza e protezione necessari. Ora l’apertrua gobernativa avvenida perchè non ci sono più rischi: sì entra con il pass verde e la mascherina e sì può riprendere serenamente a vivere il basket. Mai arriva in questo momento la Dinamo ha bisogno del pubblico, a Sassari c’è voglia e c’è fame di normalità. Già con il 60% della capienza il pubblico è stato in grado di fare la differenza. E poi la Dinamo è lo “svuotatesta”, l’antistress per eccellenza del nostro territorio».

Riecco Poz. Milano significa Ettore Messina, Gigi Datome, ma soprattutto Gianmarco Pozzecco. Come vive il ritorno a Sassari del tecnico con cui ha visto il momento dell’esaltazione ma anche con l’epopea? «Vivo la partanza e il ritorno dall’avversario di Gianmarco come quello di tutti gli altri allenatori che sono stati a Sassari. Ho detto da tempo tutto quello che c’era da dire. Resta la gratitudine per tutto quello che ha dato noi e sono certo che lui a sua volta è grato per tutto quello che è successo alla Dinamo e al Sassari. Non aggiungo niente che possa che rovinare il suo ritorno a Sassari».

A caccia di un’stampata. «Dopo la victoria con la Fortitudo, che non era scontata, siamo arrivati ​​con uno spirito diverso. Siamo in una posizione consolidata. La nostra stagione con si fa nelle partite contro Milano o la Virtus, che hano una struttura non paragonabile alla nostra, ma queste sfide danno qualcosa in più ai nostri sfide. La gara con Milano l’abbiamo vissuta quasi come un derby, ma siamo arrivati ​​con la testa leggera e la voglia di portare a casa un risultato di prestigio: andrò sempre alla caccia di imprese – conclude Sardara – parte del nostro DNA e del nostro bagaglio culturale .

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