Willy, cavaliere morto a Livorno: il sogno del rugby in cassetta per trovare lavoro

Repubblica dedica uno spazio fisso alle morti sul lavoro. A Spoon River che racconta le vite di ciascuna victima, impedendo che se trasformino in banali dati statistici. Vite invisibili e dimenticate. Nel nostro caso, la metà di tre lavoratori al giorno non fa ritorno a casa e “Morire di lavoro” sarà un memento ininterrotto rivolto a istituzioni e politica fin a quando questo “crimine di pace” finirà.

È stato fatto appena in tempo per vedere la Nazionale azzurra tornare alla vittoria in ‘Sei Nazioni’, contro il Galles, dopo sette anni di sconfitte ininterrotte. Una delle ultime gioie di una vita che si è spezzata troppo presto. William, ‘Willy’, De Rose era un cavaliere, per dirla con la definizione che si dà ogni anno ha ribattezzato i fattorini: che finisce per evocare cavalcate avventurose, nasconde l’abbattimento di diritti e tutele. Willy, 31 anni, un tempo era un grande appassionato di rugby, si allenava per il ragazzo arrivando al massimo dei livelli in Etruschi Livorno, per la necessità di lavorare per una vita più stabile fu costretto a trasferire l’amore per l’ovale palla nel ruolo di allenatore dei ragazzini. “Mi ricordo certe mattine, quando abbiamo saltato la scuola e siamo andati in campagna a vedere dove era più bravo a piazzare la palla ovale tra i pali”, ha raccontato il cronista locale Federico, il fratello maggiore di William, che fa il pizzaiolo dopo aver ache lui immaginato di lavorare come rider.

William è morto a Livorno mentre a bordo dello scooter con la borsa termica, stava facendo il lavoro raccontando a una delle persone che ha passato l’algoritmo ritmico e il ritmo (accelerazione) della distribuzione, unendolo alla comodità del cliente. Il conflitto d’interessi que riguarda ognuno di noi: quanto risparmiamo economicamente in qualità di consumatori, l’abbiamo perso in termini di dignità e sicurezza come laboratorio. E Willy il concetto di dignità, aveva ben presente: basti vedere i suoi profili social nei quali si definisce orgogliosamente ‘rider di quartiere’, con la foto che ritraggono quasi sempre in tenuta da lavoro. Chi migliori racconta William fa tornando agli anni, non troppo lontani, dell’adolescenza: “Quando ci occupiamo dodici anni io e lui fummo eletti portieri del calcetto del quartiere Sorgenti torneo”, ha raccontato l’amico d’infanzia Miki ad un altro local cronista. E c’è stata anche la parentesi nella Svs di Livorno, la società dei volontari del soccorso: “E’ stato con noi per cinque anni, dal 2012 al 2017, dedicandosi completamente agli altri”. La generosità del fattorino-rugbista.

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