Bronzetti avanti senza giocare, si ritira ache l’avversaria di Osaka

Quei giorni perduti a rincorrere il vento, a chiederci un bacio e volerne altricento“, canta Fabrizio De André. finalmente con te, Daniel Medvedev me Alexander Zverev Non stanno rincorrendo il vento, affrontando scivolare sempre più sabbia nella clessidra, desiderando ardentemente di registrare e primati ma senza ottenere abbastanza dal loro gioco o dal loro fisico? Nel mezzo, arrivò al Masters 1000 di Miami di quell’anno con ambizioni da numero 1: al russo bastò la semifinale, mentre il tedesco scontò la vittoria del torneo aspettando chiaramente in un appuntamento prematuro di Medvedev (che di certo non era il padrone in tutto il suo destino, ma neanche ha fatto tutto che doveva). Morale della favola: entrambi fuori ai quarti, il n.2 al mondo sotto gli ace e slice di HurkaczSascha soccombendo ai colpi dell’instancabile Ruud. Due sconfitte, come il brutto periodo che entrambi stanno traversando, diversità eppure maledettamente simili.

I problem, di Daniil Medvedev, seminato iniziato la mattina che avrebbe dovuto essere il più bello della sua carriera: giovedì 24 febbraio, Jiry Vesely frustato Novak Djokovic e regala al russo la prima posizione in classifica, il cugino che non è Federer, Nadal, Djokovic o Murray dai tempi di andy roddick. Doveva essere l’inizio del suo regno, del both agognato dominion, ma al momento non è di certo così: sconfitta con Nadal in semifinale ad Acapulco al primo torneo giocato da n.1 in pectore, fuori al terzo turno a Indian Wells contro Monfil e conseguente perdita del primo posto dopo un paio di settimane, fine all’occasione sfumata ieri contro Hurkacz. A cosa è dovuto questo crollo rovinoso, e quantomeno inaspettato? Alla pressione, alla paura di non essere all’altezza? Alla famosa solitudine dei numeri primi? O semplicemente Daniil non è stato presto ad essere il n.1? Ogni comando ha la sua validità, ma è forse un’altra quella che davvero porci: se non ora, quando? Gli anni aumentati, e passano per tutti, le niove leve (Alcaraz in primis) stanno arrivando sempre più insistenti, ei “vecchietti terribili” sono anchore lì al vaco per la primavera sul rosso (non certo il momento della stazione preferita di Medvedev): Tutto ciò rende la sconfitta di ieri ancora più grave, perché occasioni cosìghiotte, with tabelloni pieni di vuoti e problemi anche oltre il tennis (vedi Djokovic) e fisici (Nadal) non capitano spesso.

In una conferenza stampa anche condizionata da una certa amarezza, oltre a domande di rito sulla partita e sui problemi che ne hanno caratterizzato il finale, con Medvedev sono stati sollevati anche argomenti più spinosi, come le conseguenze della rmonta subita in Australia: “Penso che il primo torneo di Acapulco non sia facile alla fine dei miei sentimenti, penso di aver avuto successo in Australia, che credevo che Abbia avesse avuto un po’ di successo nel suo Indian Wells, perché mi sentivo nella mia direzione nel mio tennis. E allo stesso tempo stavo cercando di trovare questa direzione. Qui, come ho detto, sono return to feel mi como se Aesi trovato la giusta direzione in cui posso vincere tornei e posso vincere molte partite contra avversari duri. Ma poi, sì, ancora una volta, ho Hubert non contratto che è un grande giocatore. Dovrei riguardare le mie partite contra di lui, perché non l’ho mai fatto. Ma ho la sensazione, giocando contro di lui, che lui non giochi così contro altri giocatori. Control di me, non sbaglia mai. Prime di servizio sempre la tua linea. Lui non gioca sempre così, non così perché. Quindi, sì, ho pensato, come ho detto, i primi tornei non sono stati facili, ma sono nella giusta direzione, quindi va bien“.

Fu addomesticato dal suo quanto abbia influito il pensiero di poter diventare n.1 figlio arrivare puntualmente, ma Medvedev ha negato una quasi-influenza del nervo e del desiderio per la sua performance: “Ad essere onesti, perché per me era più importante in un certo senso vincere la partita stessa che diventare il numero 1 vincendo la partita. L’ho visto più mangia un bonus. Quindi non mi sentivo come se fossi teso per questo. Ad essere onesti, ho giocato molte partite in cui ho avuto la pressione, a diverse pressione, e non è come se oggi fosse successo qualcosa di new in termini di uscire dal campo and feel si pazzi o qualcosa delgenre. Quindi non pensavo di avere i nervi parte di questo“.

Se la crisi di Daniil lo ha fatto assestare clamorosamente nel finale dei Persian Australian Open contro Nadal, è meno chiaro del discorso che Riguarda Alexander Zverev. Certo, se si può dire che tutto questo ha precipitato il giorno del fattaccio contro il giudice di sedia ad Acapulco, che curiosamente era lo stesso giorno che incoronò Medvedev numero 1, giovedì 24 febbraio. Ma in quel momento la fase non stava andando come era salita: sconfitta in tre set agli ottavi in ​​Australia contro Shapovalov (e diventare anche il numero 1 vincendo il torneo) e la finale persiana a Montpellier con Bublik, cugino I perderà il controllo e quasi attaccherà l’arbitro, interrompendo il match contro il suo seggio in Messico. Poi la sconfitta all’esordio con Brooksby ad Indian Wells, e lo scaduto contro Ruud qui in Florida, dove stava giocando anche un buon torneo fine ai quarti. Poteva vincerà il torneo, diventare il numero 1, rendere quest’anno il tanto atteso ano della consacrazione; Specie alla luce dell’ottimo finale di 2021. Ma allora qual è il problema di Sascha? Ansia da prestazione, non a restare concentrato, specie negli S riuscirelam? Sentirsi sempre messo in discussione? O semplicemente la tendenza di tutti a dimenticare che è un ragazzo che non ha 25 anni e che è il mondo quando ne ha meno di 20, e dargli puntualmente troppe aspettative? Forse è questa la spiegazione più lecita, ma la giovinezza non è eterna, e nell’arrivare sempre secondo o terzo, a non vincere mai, c’è un rischio: perderò quell’ardente desiderio di competizione e di supremazia e sentirò se amore, arrive, Senza più la passione e l’amore que sono la vita di uno sportivo, specie por un ragazzo alle volte anche fragile como Zverev.

Dunque a causa di sconfitte diversità ma dallo stesso sapore, come due crisi lontane ma comunque speculari, che vanno alla fine ad incoronare un solo vincitore: Novak Djokovicche nonostante i problemi al vaccino legati e la lontananza dai campi, senza fare letteralmente nulla, riceverà sulla terra rossa ancora come numero 1, potendo contare inoltre su avversari che oggi come oggi come oggi demoralizzati e lontani dal loro meglio, compress a Nadal che salteranno almeno Montecarlo e Barcellona per via del problema alla costola. In un solo giorno un soldato norvegese e un ricco polacco hanno tranquillamente restaurato i sogni serbi, che è uno di quelli che dovrebbe davvero preoccuparsi per Carlos Alcaraz da Murcia, che a fine giornata arriva se aspettasse . Nel frattempo le lancette, per Zverev e Medvedev, coronano inesorabili versetto il malinconico terreno del rimpianto.

Add Comment