F1, chi era davvero e cosa ha fatto Max Mosley

L’ex presidente della Fia, morto suicida, è vittima di tanti stereotipi. Dai genitori con simpatia nazista allo scandalo sessuale, ma con Ecclestone ha girato F1 verso la modernità

andrea cremonesi

Ci vuole coraggio per mettere fine alla propria esistenza con un colpo di fucile. E a Max Mosley (1940-2021) il coroggio non è mai mancato. Quello di esporsi in prima persona, di manifeste idea contracorrente come quella volta che in Giappone improvvisava una stampa conferenza per spiegare perché secondo lui per ridestare interest nella F1, fiaccata dal ciclo vincente de Michael Schumacher, si sarebbe dovuto retro schieramento di partenza, facendo scattare i più bravi del fondo. Sulla sua figura si è detto e scritto tanto, espesso lasciandosi da pregiudizi.

INNAMORATO DELLE CORSE – Gentile nei modi, capace di esprimersi bene in francese ma anche in italiano, era un avvocato innamorato delle corse. Spesso critico per la sua famiglia di origine – padre Oswald era lo stato il capo del partito fascista inglese e la madre persino fanatica di Hitler (e se si sposavano segretamente in casa di Joseph Goebbels, con il Fuhrer a fare da testimone) – in realtà Mosley era un operaio. E se è stato accerchiato davanti al presidente della Fia (dal 1993 al 2009) dell’intellighenzia del partito dei lavoratori inglesi. Per un anno il capo del Collegio dei Commissari era Alan Donnelly, il parlamentare europeo: aveva scritto la lettera con cui David Milliband nel 2013 sollevava le dimissioni del leader del partito. Ma laburista è anche Richard Woods, sotto la presidenza portavoce della Fia. Mosley era anche legato al leader del partito John Smith, ma dopo la sua partenza prematura nel 1994 per un attacco di cuore.

I FANTASMI DEL PASSATO – Questo non ha impedito a Mosley di dire che non ha rinunciato alla sua origine (in Gran Bretagna per un anno c’era l’immagine di una risata a cui ha preso parte durante un’elezione paterna, ma ha sempre sostenuto di averlo fatto solo per differire dal padre). Max non ha dato un buon timbro alla sua casa: quella sportiva negli anni dei successi de Schumacher, gli rimproverava di avere sempre un atteggiamento accondiscendente con la squadra del Cavallino (Fia divenne l’acronimo di Ferrari International Assistance o Aid). Eppure è stato sotto la guida gentile che la Fia ha punito severamente Michael per il contatto con Jacques Villeneuve a Jerez ’97, disturbandolo nella classifica finale. Quando il News of the Word pubblicò e fotografò le prostituite che si scudisciavano, non si ecclissò, resistette con caparbietà oltre ogni opportunità alle pressioni per moderazione dimettersi, sostenendo che il loro comportamento era sessual appartenevano alla sferata privata (ho visto la causa contro il tabloid di Murdoch).

ERA MARZO – Pilota di modesto livello – aveva corso con la Formula 2 di Frank Williams – Mosley partcipare a cordata di trentenni che morì a marzo. Mosley era responsabile della parte commerciale, Alan Rees era il direttore sportivo, Graham Coaker, la guida alla produzione, e Robin Herd, il tecnico, che ha dato il lavoro al 711 come esempio. La Casa, con sede a Bicester, fondata nel 1969 (cessò l’attività nel 1992) ha conquistato 3 vittorie in F1 nella sua disputa del 197° GP, con un terzo posto al Mondiale del 1970 quando la 701 era lontana dalla squadra di Ken Tyrrell con Jackie Stewart e Francois Cevert alla guida.

SICUREZZA – Frequentatore della pista fu un amico del diventato di Bernie Ecclestone, che gli fece accettare di essere legale alla nascita della Foca, l’associazione dei costruttori. Con Bernie, Mosley ha trasformato la F1 in uno sport moderno. Il presidente ha snellito e sburocratizzato la Fia. Ma soprattutto a lui si deve il regolamento Ncap, che ha contribuito a rendere le auto che guidiamo più sicure.



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