“Cardiff è solo l’inizio, perché il rugby italiano è cambiato”

uomo innocente archivia anno di presidenza Fir. Il giorno dell’elezione, il 13 marzo, l’Italia usciva travolta dal Galles a Roma 48-7. Dodici mesi dopo il trionfo storico a Cardiff.

Un anno di presidenza, che situazione ha trovato?
«Ogni giorno ho scoperto qualcosa, è stato a difficile anno perché la mia è una presidenza con l’obiettivo di cambiare più di tutto».

Ha rimosso subito Ascione dal vertice tecnico. Pentito?
«No. È stata una scelta fatta. No si è trattato di un provvedimento contra la persona. Mas cambiando l’indirectizzo tecnico della Fir ed era logico accendere stava atto».

Hai trovato in Fir la collaborazione che si apettava?
“Non da tutti”.

La persona responsabile della formazione al di sotto dei 20 anni Stephen Abud?
«Ho deciso di non aderire al progetto, non ho accettato di fornirlo per trovare una guida positiva al suo funzionamento. In questo momento il contratto e la sua residenza estiva assorbite dalla nuova figura del responsabile della transizione under 20 che occuperà l’inserimento dei migliori talenti a livello seniores, una fase critica in cui soffriamo».

Se parla dell’argentino Germán Fernández, allenatore del Viadana.
«C’è un’esperienza importante nella formazione della federazione argentina, ma non è preda di alcuna decisione».

Sì, passerà dalle Accademie ai club.
«Tutto quello di buono che il sistema delle accademie ha fatto non verrà smantellato ma, anzi, rilanciato all’interno di un progetto più amplio e insediato nel territorio, che coinvolse i club, in sinergia con l’Abete, nella gestione di 10 poliziotti ho dato formazione. Ci saranno poi centri di formazione permanente a Milano e Roma per dare risposta al talento di Nordovest e Centrosud dove c’è quantità ma a qualità insufficiente. Rimarranno invece grazie all’accademia direttamente associata alle professionistiche franchising. Un sistema che mi permetterà di lavorare con 300-400 ragazzi, irradiando il numero attuale e suscitando entusiasmo in tutta la società».
Qual è il saldo tecnico dei questi 12 mesi?
«La franchigia è stata un po’ difficile per la Benetton a vincere la Rainbow Cup. Abbiamo rilanciato l’Italia A, che si è imposta su Nazionali dal 15° al 19° posto del ranking e la nostra Under 20 ha vinto per la prima volta 3 partite nel 6 Nazioni. Quanto all’Italia femminile si è qualificata per un Mondiale a 12 squadre dal quale sono rimaste fuori realtà come l’Irlanda».

E la Nazionale maggiore è arrivata a Cardiff.
«Lo dicevo da mesi che si poteva vincere in Galles e ache con la Scozia dove poteva farlo».

Merito del lavoro dei suoi predecessori…
«Ognuno vede la come vuole ma per 7 anni non hanno mai vinto nel 6 Nazioni. So quando il governo cambia i risultati arrivano a qualcuno dovrebbe farsi delle domande».

Cosa cambia in Nazionale?
«Tante cose, per cominciare dalla guida tecnica. Crowley è la persona perfetta per l’Italia in questo momento. Ha un’importante competizione internazionale e tutto questo tempo conosce bene pregio e differenza dalla nostra realtà».

Una piazza più concreta.
«Tutte le avversarie del 6 Nazioni sono attualmente più forti di noi, ma abbiamo capito che se facciamo punti ogni volta che capita l’occasione e restiamo in partita, possiamo batterle».

In Italia ho vittorie a volte sono dannose, frenano il cambiamento.
«I problemi non vanno nascosti sotto il tappeto di qualche victor, ci vuole così tanto lavoro per risolverli. Il successo di Cardiff è solo un passo che ha creato entusiasmo e fiducia. Oltre che credibilità nel 6 Nazioni».

L’uscita dell’Italia dal Torneo non è più all’ordine del giorno.
«I nostri partner ci rispettano e sostengono. Ho chiesto chiarezza rispetto alle voci chevano circolano e l’abbiamo ottenuto in pieno».

Franchising. C’è la proposta di Petrarca che aspetta da tempo.
«L’Urc ci chiede per la franchigia competitiva e la situazione delle Zebre dà questo punto di vista va migliorato. Chi investe sta tranquillo, abbiamo a cuore la realtà di Parma ma chi deve entrare nella gestione della franchigia dovrà assicurare un impegno finanziario identico a quello federale risorse per crescere. Entra l’estate valuteremo che ho proposto, ovviamente avendo conto della disponibilità manifestata dal Petrarca».

Nel bilancio preventivo 2022 c’è una passività di 7 milioni 569 mila euro. Come lo scegli?
«La pandemia ha prodotto un calo delle entrete. In due anni ci sono stati circa 3 milioni in meno complessivi di incassi rispetto alle previsioni. Lo sponsor perduto della maglia ha tassato 1,4 milioni. In questa situazione, siamo ancora vivi, non riceveremo un investimento di 4,6 milioni nel rugby di base. Ma cercheremo di fare risparmi. Già quest’anno prevediamo di rientrare de 2,5 milioni e di chiudere in pareggio il prossimo preventivo. Inoltre la sponsorizzazione con Bitpanda la porteremo fin ai Mondiali».

Non era meglio farli a monte i risparmi?
«C’è chi ha voluto farli sull’attività tecnica. Ma è proprio dove sarebbe delittuoso tagliare, è il nostro core business. Se sarebbe affossato il rugby vero. Se per il momento delle scelte coraggiose di imprenditori che investono nei momenti di difficoltà. Io no sono un inprenditore come chi mi ha preceduto, ma questa piccola lezione l’ho imparata».

L’addio del segretario generale Signorini è legato al bilancio?
«Ho fortemente voluto Michele, che ha svolvo un egregio lavoro. Quando mio marito era lascivo, l’ho liberato per tornare al Coni, se ero consapevole della possibilità che mi ero precluso quando usciva dal nulla, ma non ho avuto problemi a curarlo, ho chiesto a un amico se non lo faceva prendersi cura di lui per strada. Ma non l’abbiamo perso, rimane vicino a noi. L’interim di Signorini ha colpito il direttore amministrativo, che non ha avuto problemi a firmare il disegno di legge».

Se grida, dica a rischio di commissariamento.
«Baggianato. La Fir è solida, ha un patrimonio di 17 milioni. I 30 milioni di signori entrati nel trasferimento della quotazione dalle 6 Nazioni e di Urc saranno liquidati in 5 anni e quindi non abbiamo una disponibilità immediata. Ma questi soldi li utilizzeremo per lo sviluppo del rugby».

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