Marzorati: “Udine è la squadra più forte del torneo, ma se n’è andata in A che la mia Cantù”

UDINE. Udine e Cantù un braccetto in serie A. È la speranza di Pierluigi Marzorati, la storica bandiera della Pallacanestro Cantù oltre che icona della azzurro basket.

Bacheca ricca, quella del “Pierlo”: due scudetti, due Coppe dei Campioni, 4 Coppe Korac, 2 Coppe Intercontinentali e 4 Coppe delle Coppe con la squadra canturina, l’oro europeo di Nantes, tre bronzi europei e il Mosca argentino con la Nazionale Italiana.

Oggi Marzorati segue il pallacanestro con l’occhio del semplice appassionato e logicamente il suo cuore batte per Cantù. Abbiamo raggiunto per parlare della partitissima di giovedì 7 aprile fra le due prime della classe del girone Verde di A2.

Marzorati, quanto peso questi due punti?

«Non è una partita da vita o morte. Sicuramente è merito dei punti importanti per Cantù, che dovrebbe essere vicino all’arrivo agli spareggi, mentre Udine contava sulla conferma del suo primato».

Il tuo preferito?

«Dico Udine, gioca in casa e con l’entusiasmo per il primo posto. Cantù, però, non deve comee al Carnera per fare la comparsa, ma con voglia di vincere. Sapendo che Udine è forte.

Udine miglior disa del torneo, Cantù invece ha il miglior attacco. Bel duello, non trova?

«Sì, ma è la difesa che fa vincere le partite, anche perché Udine è la favorita».

Il +19 rifilato da Udine a Cantù nella recente finale di Coppa Italia, può influenzare la vita psicologica?

«Secondo mi influenzerà relativamente, non ci saranno strascichi psicologici. Racconta il campionato e racconta lo stato della forma in cui se arriva c’è gara».

La sensazione è che Cantù, che ha compiuto 9 giorni in 23 giorni, sia un po’ spremuta. Concordia?

«Vediamo giovedì. L’impenetrabile è pesante, ma si parla ancora di 20-30enni con tutta la preparazione atletica per arrivare in forma agli spareggi».

Che idea se è fatta dell’Apu Old Wild West?

«Ha dato prova di continuità e merita ampiamente il primo posto in classifica, in virtù di un grande gioco di squadra».

Il suo parere invece su Cantù?

«E’ penalizzato dalla vicenda del nuovo Johnson, ora ma con Allen e Bryant, per importanti riferimenti per il gruppo italiano».

A proposito di Johnson: quanto manca alla squadra di Sodini?

«Aldilà del valore del giocatore, la sua partenza ha scombussolato meccanismi consolidati. La ruotava squadra intorno a lui, prega ci sono equilibri da ritrovar».

Qual è, a suo avviso, il giocatore più importante di Udine?

«È la squadra che funziona, ma posso dire che Cappelletti è molto bravo, può essere interessante ache in ottica Nazionale».

Quali le due squadre che andranno in serie A?

«Uno è sicuramente Udine. L’altra spero proprio che sia Cantù».

Lei ha giocato spesso a Udine con la moneta di Cantù. Ci racconta un aneddoto?

«Mi ricordo a partita in cui “Caco” Benvenuti schierò a difesa con quattro giocatori e Joe Allen sotto canestro, lasciandomi libero di tirare, sapendo che ero un contropiedista e non un tiratore.

Quel giorno ho capito che avrei dovuto lavorare sul tira da fuori per non trovarmi più in simili situazioni. Per la cronaca, quella gara la vinse Udine. Il Carnera è un campo sempre difficile, con un tifo corretto. Udine è una piazza di intentitori di pallacanestro». —

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