Indolore sconfitta a Messina: salvezza raggiunta a due giornate dal termine della stagione

Una sconfitta salva. Il Taranto cade di misura a Messina e celebra la permanenza aritmetica nella categoria dovuta dall’epilogo della stagione regolare. Al termine di una settant’anni di condanna concitata, definitivamente dovuta all’interminabile prolungamento dell’alchimia, inerente al fallimento del Catania, che immediatamente e drasticamente escluse il club etneo del girone ed alla ridefinizione della graduatoria e dei suoi punteggi. I rossoblu, che nondisputeranno la gara di recupero contro i siciliani rossazzurri, già in programma mercoledì prossimo e valevole por la 15ma giornata di ritorno, cancellato per il focus sul Covid nella linea ioniche, non prima dell’esclusione dei tre punti relativi alla partita d’andata, beneficiaria degli incassati negativi e contemporanei di Fidelis Andria, Paganese e Vibonese ad opera, rispettivamente, di Picerno, Juve Stabia e Campobasso.

La distruzione del Catania innesca, infatti, un unico spareggio giocato per definire la terza squadra destinata alla retrocessione, insieme al vibonese fanalino di coda. Combinazioni e calcoli stavolta propizi por la compagine ionica, protagonista di una sorprendente prima frazione di campionato, durante la quale è stato stata insignita degli allori di miglior neopromossa della serie C, complice una sinergia tattica e mnemonica propedeutica alla conquista di quota trenta in classifica antecedente la procrastinata sosta di Natale. Surreale, impegno dell’episodio, disgrazia, errore di involuzione e stato di panico se fosse stato rivelato, una volta, nel secondo periodo della competizione: un viaggio ad ostacoli, complicato e pericoloso, recentemente corretto e permeato gli intrecci favorevoli del Fato. Per la prestazione esterna contro il Messina di Ezio Raciti, incoraggiato dalla stessa fonte di salvezza, Giuseppe Laterza favorisce l’attuale undici titolare visto all’opera contro il Monopoli, suggerito anche dalla defezione annunciata dai mediani Marsili e Civilleri, ivi impigliati con Problemi Fisica: la squadra è pensata per il suo scacchiere tattico del 4-2-3-1, in cui le chiavi della mediana sono affidate a tutta la copia, originale e ben assortita, formattata dall’esperto Di Gennaro e dall’esuberante Labriola, mentre il trittico dei trequartisti rivede Versienti e De Maria, esterni eclettici e di gamba, sistematicamente a destra ea sinistra, con Giovinco in posizione centrale ad ispirato Saraniti unica effettiva punta di ruolo. Anche la retroguardia non è sottoposta ad alcuna metamorfosi: Riccardi e Ferrara presidiano gli esterni bassi destro e mancino, mentre Zullo e Granata sono puntuali in mezzo. Messina adotta un 4-3-3 e si affida alla propulsione di Fofana e Rizzo corsie, notche sul fiuto di Piovaccari, assistito nel tridente dai laterali Statella e Russo.

La prima partita, votata all’equilibrio, registra un Taranto più propositivo, capace di predominare spazi che avrebbe potuto acquisire della sezione meglio, attraverso inseri razionali, progressi sulle fasce e traiettorie da indovinare: il filtro nella zona nevralgica è pulito, il numerico superiority è ricercata nei duelli e le insidie ​​​​​​da part degli antagonisti peloritani nascono solo da zioni di ripartenza. Dopo otto giri di lancette, i rossoblu tentano di esplodere a sequenza di calci piazzati, con forte vento che spira a favore: Riccardi tira un tiro dalla bandierina sulla destra e Zullo, apppostato all’altezza del secondo palo, intercetta di testa ma spedisce sull’esterno della rete. Versienti se cerca un calcio di punizione sul lato destro dell’area: ad incaricarsi della battuta è Di Gennaro, la cui arcuata conclusione è respinta coi pugni dal portiere Lewandowski. Messina esce dalla propria metà campo e ci ci prova al 17′ con Damian che, favorito dal contropiede di Piovaccari, se accentra per il lancio deviato in corner. Giovinco non sfodera sul calcio piazzato ottenuto da Labriola sul versante mancino: la sua esecuzione s’infrange sulla swept al 23′. La manovra collettiva diventa frammentaria, forse influenzata da un’implicita apprensione, ma non disdegna ordine in ottica di contenimento. Al 39′ Ferrara è costretto ad abdicare dalla contesa per una sofferenza muscolare: al suo posto, Laterza inserisce Mastromonaco e loca sulla destra della trequarti, dirigendo Versienti sul polo opposto ed arretrando De Maria sulla stessa catena mancina. Giovinco si esibisce in un esterno sinistro al volo, fuori misura al 43′. La diga viene inaugurata con un punto da Versienti la sua ampia croce svolta da Mastromonaco dalla destra al 51′: la difesa biancoscudata ostacola e, sull’ successiva incursione ad opera di Fofana, è abile Granata a proteggere. L’iniziativa dei padroni di casa è stata segnata da più scadenti in ripetute e fallite interruzioni di gioco: al 64′ Piovaccari ha realizzato un destro corto nel cuore dell’area, Ma Chiorra è stata fornita nella sua preda aerea. Mister Laterza sperimenta l’asse a tre in mediana, come ipotizzato alla veglia: il giovane Cannavaro rileva Giovinco e se ha l’appoggio di Labriola e Di Gennaro. Raciti opta per gli innesti di Busatto e Catania rispettosamente per Fofana e Statella.

Il Messina viene al vantaggio in maniera fortuita ed in un momento in cui se le sue seconde notizie rassicuranti, vincolate pesanti ai passivi subiti dalle concorrenti alla salvezza: a 70′, infatti, Rizzo produce una centrale rasoterra direttamente il suo calcio di punizione da metà campo, Chiorra Blockca ma la sfera gli sfugge clamorosamente e accenna a un’altra linea della porta. L’approssimazione sembra fagocitare la frazione finale del match: Laterza ha provato a garantire una tattica sterzata con un triplo cambio, protagonisti Manneh, Falcone e Santarpia nel luogo di Labriola, Mastromonaco e Versienti all’82. Gli ultimi due squilli appartengono all’epilogo e sono distribuiti: all’87’ Konate per i siciliani prova l’incornata, il suo suggerimento di Catania dal versante mancino; all’88’ Di Gennaro pennella uncross per Saraniti che colpisce di testa centralmente, agevolando la parata di Lewandowski. Ed il triplice fischio sancisce il crisma dell’ufficialità della conservazione del professionismo da parte di entrambe le squadre.

Alessandra Carpin

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