La fine del Catania è una tragicommedia: straparlano di riforme ma non sono in un neanche grado per garantire la regolarità di un campionato

Hai mai visto un campionato piccione a cui si aggancia una squadra quattro giornate dal finish, dopo aver giocato tutto il girone d’andata e quasi tutto il ritorno con a società fallire? E così l’ultima in classifica, praticamente già rinculoper miracolo è di nuovo in gioco, la seconda si ritrova all’improvviso trimestrei risultati del campo vengono cancellati e tutta la la laurea è stravolta a tavolino. Sembra impossibile si sia visto, non lo sai Serie C italiana. La multa del Catania calcio è una tragicommedia. Ci sarebbe quasi da ridere, se non viene da piangere per i tifosi siciliani e un po’ tutto il pallone italiano. Sparisce un’altra gloriosa società del nostro calcio, e non è la prima volta, è successo a tante piazze, da Napoli un Firenzepassando per Bari me Venezia. Sparisce però un campionato corso, che è la cosa più seria, e anche chi non è la prima volta.

17 febbraio 2019, Cuneo-Pro Piacenza 20-0, la “partita della vergogna”: solo tre anni fa, Serie C sembrava aver toccato il punto più basso di sempre. Impossibile scavare oltre. Invece tre anni dopo la storia si ripete. Stavolta ci siamo risparmiati l’gravidanza dei ragazzini mandati allo sbaraglio, ma se i ridicoli comunicati di Lega Pro me figura Provo a salvare il modulo, anche il supporto è peggio. Perché quello del Catania è un disastro annunciato. Sapevo tutto il tempo che era possibile che la stagione finisse, non da oggi, e nemmeno da ieri, ma praticamente da ottobre. E nessuno ha fatto nulla. non hanno lasciato jocare come sit fosse, anche partite discrete, con i gol in attacco del giovane Luca brughiera (forse il talento più promettente dell’intera categoria). Per arrivare poi a staccare la spina a pochi metri dal traguardo.

Era da anni che il Catania c’era agonia: cugino il doppia retrocessione dalla A alla C tra il 2014 e il 2015, poi i guai finanziari dell’ex patron Pulvirenti e l’accumularsi dei debiti, quindi il tentativo di salvataggio mai decollato del gruppo Sig, una cordata non troppo ben assortita. In tenuta la piazza era stata iscritta per il rotto della cuffia al campionatoma senza soldi a dicembre il tribunale aveva dichiarato il fallimento e l’esercizio provvisorio. L’ultima speranza se mi è stato speso venendo meno della proposta d’acquisto Benedetto Manciniimprenditore già noto per i suoi trascorsi non proprio felici nel pallone (Rieti, latini). E se è vero – come ha tenuto a chiarire il diretto interessato – che non è mai stato inibito dalla figurabisognerebbe anche domandarsi come mai in questo genere di situazioni disperate ricompaiono sempre questo genere di carattere.

Il vero nodo della vicenda, comunque, non è quello che succede ora, a epilogo improprio, inevitabile, annunciato. Ma quello è successo scorsa proprietà: arriva se possibile, nel 2022, all’ONU campione professionista dello sport più importante del Paese, che una squadra possa partecipare ad un torneo senza avere la garanzia di essere in grado di finirlo. Qui sono quasi dovuto. O le norme che regolano le licenza nazionale e l’iscrizione al campionato non sono statale si applica a dovere, fronte figli e figliastriperché viene anche il sospetto che nei confronti di una piazza less precision non ci sarebbe stata la stessa comprensione. Opuro se il Catania Era perfettamente in regola perché non vendo un euro – e non so perché dubito del funzionamento del organizzazione di controllo –, allora dirò che lo regolerò semplicemente non funzionante. In un caso o nell’altro, il sistema fa acqua. Anzi, continua a fare acqua.

“È un situazione che non avrei mai voluto vivere”, dice il presidente della Serie C, Francesco Girelli. Sono parole che suonano vieni lacrima di coccodrilloperché questa situazione l’abbiamo già vissuta col Pro Piacenzasenza dimenticare i casi del Rieti, oppure del Pisa in Serie B. In tutti questi anni sono cambiate le regole ma evidentemente il situazione non è stata risolta. È un po’ la stessa storia del disastro della nazionale: i directi che oggi promettono rivoluzioni sono gli stessi che hanno governato il stuzzicadenti negli ultimi 20 anni, la volta buona per la riforma è sempre la prossimo. perché il pappagallo credibilità è partorito uno zero. In fondo, è il fallimento del Parma nel 2015 che se ripropone la stessa storia. Allora, il Una serie paid di tasca sua per far finire il campionato agli emiliani, salvare le apparenze (e soprattutto i ricavi dei diretta televisiva). Stavolta inverte il Lega Pro ha richiesto al mittente la richiesta di un contributo dal Tribunale: perché if sarebbe creato un precedente inammissibile, vero, ma forse perché non lo stesso interesse a far finire il torneo al Catania, come se fosse più un problema dei siciliani che suo. Un altro errore dire valutazione. Per il Catania, in fondo, nessun cambiamento nulla: oggi, o fra tre settettimane, il failimento sarebbe arrivato comunque; la passione della città non morta, il calcio a Catania rinascerà. L’A serie CIl pallone italiano è il suo sovrano che perdona la faccia.

Twitter: @lVendemiale

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