La “schiena d’asino”, “l’effetto centrifughe”, le docce in pietra: Pozzato ei segreti della Roubaix

Il veneto, secondo nel 2009 e per undici girato in via della Parigi-Roubaix, ci porta “dentro” la Classica delle pietre. “Tra i preferiti c’è anche Ganna”

L. Gialanella-A. Morici

La corsa che le regala foto più belle. Perfetta per lo spettacolo, maledettamente insidiosa per chi l’affronta in bici. La storia della Parigi-Roubaix è piena di trionfi e maledizioni, duelli e cadute, rivalità e legami, fango e polvere. Il corridoio divento statua. Finiscono (stremati) ricoperti da quel grigio velo che la trasporta in un’altra epoca, come noi Sonny Colbrelli, l’ultimo vincitore, il cui oggi è il nostro enorme abbraccio in questo momento complicato. La chiamano “L’Inferno del Nord” ma non c’è Caronte a trasportare i condannati da una sponda all’altra. Per raggiungere Roubaix da Compiegne si traversano quasi 260 km, ben 54,8 sulle pietre, spingendo fine all’ultima goccia d’energia. Foresta di Arenberg, Mons-en-Pevele, Carrefour de l’Arbre: una litania che Filippo Pozzato conosce perfettamente, vedendola affrontare 11 volte e vedendo il successo nel 2009 con quel secondo palo alle spalle di Tom Boonen. “Tommeke”, uno degli sportivi della storia del Belgio, quello che con De Vlaeminck detiene il record di successi, under 4. Domenica 17 aprile sarà uno spettacolo e un grande giorno di cycling, que vada.

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