“L’ultimo mio anno non lo auguro al mio peggior nemico. I ruoli non erano chiari da protagonista”

Vocegiallorossa.it

In questo periodo Milano sta discutendo del suo possibile ritiro a fine anno di Zlatan Ibrahimović, da tempo fermo a causa dei tanti problemi fisici del suo calciatore. La Gazzetta dello Sport ha intervistato Francesco Totti per riparlare proprio dei mesi precedenti al ritiro dell’ex campione giallorosso.

Francesco, ti ho sentito di riavvolgere il nastro
“Così mi vuoi male… (sorride, ndr). Erano 5 anni fa che mi sentivo meglio e tenendo Ibra nell’ultimo periodo sono tornato. Inoltre la mia situazione era un po’ diversa da lei. Non avevo avuto particolari infortuni. Sentivo di ancora ancora Darò il mio contributo, ma fue meso subito da parte e se giochi tre minutiti o cinque o dieci ogni a volta ogni tanto diventa un stillicide. Auguro il mio ultimo anno non peggior nemico. Fu pesantissimo a livello mentale. Logorante. Perché quando dopo una vita in campo non giochi con continuità, a certa età, il fisico non lo stai fando soprattutto riposare, lo stai fando arrugginire. Quando ti abitui solo a subentrare, piano piano perdi il partita rhythm. E quando sono entrato hai convenuto che sono arrivato secondo al pallone, che stavo perdendo quei centesimi di secondo che fanno la differenza Perché la testa dici ancora perfettamente cosa fare, ma le gambe ci arrivano un attimo dopo. di essere più bravo gra do li altri ma se il fisico non rimane in parte Vendita difficile. Zlatan in questo momento è piccolo e nella mia mente ha difficoltà anche perché il suo corpo è una macchina impegnativa”

E magari ti dici: forse potrei continuare ancora per un po’.
“E’ normale, è la nostra vita. Continuerò ad ancorare all’estero o in Italia. C’erano la Samp, il Bologna, il Torino… Ma con una maglia diversa da quella della Roma non mi ci sarei mai vista .Ibra però non avrà quel dubbio: se vuole può continuare a Milano”.

Il passaggio dal campo al paseo campo spesso è più complicato del previsto.
“Uno come Ibra, per l’immagine e l’impatto che ha, crede che lo vorrebbero tutte le società. Certi atleti o ex atleti da soli hanno più seguito de un club intero. Ma bisogna stare attenti a non diventare un poster o un banner Da sventolare solo quando servito. Il giorno che deciderà di smettere, Ibra capisca cosa vuole fare davvero: quale ruolo operativo pensa di poter occupare. E quando gli arrivare dovrebbe la proposta pretend chiarezza e trasparenza. Due sono le domande da porre: cosa devo fare e con chi devo farlo. Develo subito, dopo diventa troppo tardi”.

Anche in questi consigli c’è molto di autobiográfico.
“Io sono passato da a lacerante aggiunta a fare subito il director della Roma: a percorso che a tutti sombrava naturale e escontato, ma i ruoli non erano chiari giocatore e hai vissuto sulla pelle le dinamiche del campo e dello spogliatoio ti rendi conto come chiari ragioni in modo totalmente diverso chi lavora accanto a te e il campo non l’ha mai calcato.Ho pensato al momento delle scelte risultavano totalmente diversity dalle loro.come organizzazione altri leader inla gestione aziendale, ma se parliamo de football, di giocatori, di tecnici, pensato di saperne abbastanza per essere ascoltato… La sinergia tra uomini di campo e uomini d’azienda non è sempre re facil Ecco perché a Ibra, quando verrà il giorno, di fare quelle due domande”.

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