Rugby, Zanon: “Grazie Treviso, salva con Pau e poi… il Mondiale 2023”

Dopo aver ottenuto un successo storico con l’Italia, il centro classe del ’97 è andato direttamente nel sud della Francia con un contratto del mio capo. “Quel che sarà, sarà”

Francesco Palma

Da Cardiff a Pau, dalla festa azzurra alla nuova avventura francese. Marco Zanon non si è fatto mancare nulla in quest’ultimo mese. Una volta ottenuto uno storico successo con l’Italia, il centro classe ’97 si recò direttamente nel sud della Francia, avendo concluso in anticipo la sua esperienza con la Benetton. Il contratto sarebbe scaduto alla fin della estagione, ma Zanon ha voluto cogliere l’occasione di un’esperienza all’estero come “medico joker” (un’acquisizione fuori dalle finstre di mercato che serve a riempire un vuoto lasciato dai tanti infortuni nello stesso ruolo ). Tanta ricchezza per la Benetton e tanta voglia di fare in vista del futuro, dopo una salvezza da conquistare ai piedi dei Pirenei e la voglia di vincere ancora con la Nazionale. E cosa spauracchio Georgia a luglio? “Più una questione mediatica”, dice lui.

Una nuova avventura che lo ha visto improvvisamente catapultato in campo. È uno stato difficile?

“Non è stata una passeggiata, ma era quello che mi aspettavo. The Top 14 è un campionato complesso e siamo in un periodo molto delicato della stagione, ma la società, lo staff e la squadra sono stati subito ospitali con me e mi hanno messo nelle migliori condizioni possibili per mettermi di osare il meglio fin da subito”.

La scelta di trastransfersi ad aprile ha un po’ sorpreso. Com’è maturata questa decisione?

“Stavo valuando già da un po’ la possibilità di far un’esperienza all’estero, e quando arriva la proposta di Pau e torna a parlare con Benetton, troviamo una soluzione. le quali siamo riusciti a trovare un accordo”.

A Treviso avrebbe voluto avere l’ancora un altro anno?

“Eravamo in contrattazione già dallo scorso novembre, quindi in teoria si, ma quando arriverà questa occasione la prenderò”.

Nessun problema quindi col Benetton?

“No, assolutamente. Anzi, only positive parole per il Benetton: sono cresciuto qui, giocando 10 anni fa con le giovanili, e ho poi fatto 5 anni in prima squadra. È una grandissima società, sono arrivato a giocare all’estero è soprattutto grazie a loro, mi hanno fatto diventare un uomo”.

Regala la vittoria del Cardiff al nuovo inizio del Pau: un mese a dir poco intenso…

“Sì, ora siamo cambiati molto di recente, ma un atleta professionista lavora per questo. Con la Nazionale stiamo creando un gruppo solido, abbiamo iniziato a lavorare già dallo scorso luglio con primo raduno a Pergine: siamo giovani e abbiamo so much voglia di fare la vittoria di Cardiff è uno dei motivi per cui continueremo a costruire una cultura di rispetto e credibilità nel nostro confronto. Il turn bisognerà maltrattare almeno una volta tra Francia e Nuova Zelanda, ndr) concentreremo i vostri noi stessi. Con Pau il gol finirà presto e lo salverò io, e questo è dovuto alla vittoria della vittima al traguardo. Ho un bel contratto per la fine stagione e cerco di fare bene partita dopo partita”.

Quindi fra due mesi il suo contratto sarà già scaduto. Non la paura questo senso di precarietà?

“Sinceramente no, ho lavorato tanto per trovare un’opportunità generale, e questa cosa è il mio cuore, ci tengo ad affrontarlo tutto, perché era l’ultimo. Il mio mantra è “Quel che sarà, sarà”. Voglio far vedere Il mio potenziale Non sappiamo come parlare di futuro, ma ho passato poco tempo a prepararmi per tutte le partite su cui ci stiamo concentrando solo per il rugby.

Tornando in Italia, c’è un Sei Nazioni in crescendo ma pieno di difficili momenti, como l’ha vissuto?

“Certo c’è un Sei Nazioni completo, ma abbiamo cambiato tutto lo staff e siamo arrivati ​​tanti nuovi componenti in rosa. Era tutto nuovo, stavamo affrontando tutte e sette le volte che stavamo migliorando e fermando dagli errori commessi. Il la vittoria con il Galles ha raggiunto la fiamma che ci porterà poi al tour estivo, è estata un punto di partenza”.

Anche perché a luglio c’è la Georgia. Per i loro tifosi è quasi uno spareggio…

“Se suono tanto sulla tua domanda sulla Georgia, ma in realtà la squadra non percepisce molte di queste voci. Magari e Georgians hanno ancora bisogno di dirmi qualcosa, ma non ci concentriamo solo sui loro stessi noi. E fai sapere a Pau che un compagno di squadra georgiano, Beka Gorgadze, ed io abbiamo un colloquio con Lui Posso dire che non percepisco un pappagallo che fa parte di una certa voce per progettarlo”.

È una cosa più mediatica che altro?

“Per me, almeno personalmente, c’è sempre una domanda sui media”.

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